Stiamo lavorando a Zona d’Ombra – Storie, trame e narrazioni 2026. Mentre il programma prende forma ci accorgiamo che la sfida non è soltanto organizzare incontri, invitare autori, allestire una mostra, mettere insieme relatori e pubblico. Il punto vero è decidere come raccontare il male. Perché di certi fatti si può parlare in molti modi: con la curiosità morbosa, con la fretta del titolo, con il rumore di fondo che dura un giorno e poi scompare.
Oppure si può provare a fare un’altra cosa: fermarsi, ricostruire, capire, distinguere. Guardare alle vittime senza far perdere loro la dimensione umana. Guardare ai colpevoli senza farne personaggi da romanzo. Guardare ai processi, alle indagini, alle fratture sociali, alle responsabilità individuali e collettive.
Quest’anno il festival sarà dedicato in modo particolare ai reati contro i soggetti deboli: donne, bambini, minori, persone che spesso incontrano la violenza proprio dove dovrebbero trovare protezione. Il versetto guida che accompagnerà questa edizione viene dal Salmo 82, 4: “Salvate il debole e l’indigente, liberatelo dalla mano dei malvagi”. Non è solo una frase da manifesto. E’ il senso di una responsabilità che non deve mai abbandonarci.



