Roma, 7 agosto 1990. Simonetta Cesaroni, vent’anni, uscì di casa per recarsi al lavoro come segretaria in uno studio di via Poma, nel quartiere Prati. Quella sera non tornò più. Poche ore dopo fu ritrovata morta nel suo ufficio: colpita da 29 coltellate, con i vestiti strappati. Un delitto atroce, rimasto impresso nella memoria del Paese come uno dei casi più misteriosi e controversi della cronaca italiana.
Le indagini si mossero tra ipotesi contrastanti, sospetti incrociati e inchieste condotte con errori e omissioni che condizionarono pesantemente la ricerca della verità. Negli anni furono indagati e processati diversi sospettati, ma nessuna delle accuse si concluse con una condanna definitiva. Nel 2014 Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta, fu assolto in via definitiva dopo essere stato condannato in primo grado. Sembrava la fine di una vicenda già tormentata.
Ma la storia non si è chiusa. Nel dicembre 2024 il gip di Roma ha respinto la richiesta di archiviazione e ha disposto nuove indagini, ordinando ulteriori approfondimenti su piste rimaste in ombra. Trentacinque anni dopo, l’omicidio di Simonetta resta senza un colpevole certo, simbolo di come un’indagine mal condotta possa rendere fragile la giustizia e lasciare una ferita aperta nella coscienza collettiva.
Ne parleremo con la giornalista Raffaella Fanelli, autrice del libro-inchiesta “Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?” che ha ricostruito la vicenda con documenti e testimonianze inedite, e con l’avvocato Claudio Strata, che ha difeso Mario Vanacore, figlio di Pietrino, il portiere dello stabile coinvolto fin dall’inizio nelle indagini.
Modera: Giovanna Spagnesi
Evento aperto al pubblico fino ad esaurimento posti